La prima:
Ai monomaniaci basta appena un fugace pretesto
per sprofondarli nel loro delirio particolare,
nella loro ossessione devastante.
Le sue parole scatenanti sono: giustizia e giudici.
A sentirle, la sua trasformazione è immediata,
il sorriso gli si muta in un ghigno,
dalla faccia gli cade la maschera variopinta
e sotto appare una tavola di Cesare Lombroso.
La seconda:
Onde ridurre ulteriormente le spese,
il ministro della giustizia ordina che,
solo per lui, la prescrizione sia preventiva e pregressa
ancor prima che i processi sia prefissati a ruolo
e per tanto, i PM che li scrissero nel registro degli indagati
siano pregiudizialmente mandati in proscrizione.
Per favore, attenti agli errori di stampa.
La terza:
Ha più scheletri dentro l’armadio lui
che la cripta dei cappuccini a Palermo.
Ogni tanto di notte, quando passa il tram,
le ossa vibrano leggermente
e a quel suono gli si rizzano i capelli sintetici.
Teme che le ante dell’armadio si aprano
che torme non di fantasmi ma di giudici in toga
balzino fuori agitando come nacchere scintillanti manette.
La quarta:
Non importa che abbia avuto due mogli
e che le sgualdrinelle confortino le sue notti.
Non importa che la sua morale abbia più buchi di un colabrodo.
Non importa che abbia corrotto, falsificato bilanci, giurato il falso,
prevaricato, adottato la menzogna come stile di vita.
Non importa.
Sia ricevuto in Vaticano con tutti gli onori.
Pecunia, antica saggezza, non olent.
La quinta:
”Si prendano subito le impronte digitali dei bambini ROM”
ordina un paio di baffi sul nulla.
E i baffi giurano che non è razzismo,
ma solo umana pietà verso i bimbi costretti a mendicare,
Che cuore! Che generosità!
E mi tornano a mente i versi di un grandissimo:
“Sei così ipocrita / che quando l’ipocrisia ti avrà ucciso / sarai all’inferno / ma ti dirai in paradiso“


