Lorenzo Ferrara - Articles

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Partecipazione, trasparenza e classe politica dirigente

29 December 2008, 22:56

Riporto un articolo pubblicato su “Il Sannio Quotidiano” a pagina 6, in data sabato 27 dicembre 2008. Buona lettura e buona riflessione.

Partecipazione, trasparenza e classe politica dirigente

Non c‘è politico, in ogni partito o schieramento, o amministratore, che non proclami di essere impegnato per il perseguimento del bene comune. Ma sappiamo che non solo è difficile lavorare per il Bene Comune, di per sé, ma anche che è difficile selezionare una classe dirigente politica costituita da persone impegnate , capaci, competenti e tali (per mentalità e per posizione personale) da poter anteporre il Bene Comune ai propri o altrui interessi personali. Questo è un compito che deve essere assunto da chi ha in mano le leve del potere politico e dai cittadini in prima persona, assieme al compito, che dovrebbe essere di tutti i partecipanti alla vita politica, di salvaguardare in ogni occasione i principi di partecipazione corretta e trasparenza.
Lamentare che la politica necessariamente porti anche a compromessi squalificanti o passaggi non edificanti non è una novità e non serve a nulla. E’ da sempre che è così, ovunque.
Ma c‘è una differenza tra una classe dirigente che prende atto realisticamente delle cose e però guarda, e procede, comunque, verso un continuo miglioramento di se stessa, ed una classe dirigente che si autogiustifica e che alimenta un processo al contrario della partecipazione politica (“diamo solo lo spazio indispensabile alle nuove leve ed accertiamoci che siano funzionali al sistema vigente”) e che contrasta la trasparenza interna nei partiti e nelle pubbliche amministrazioni, per ottenere consenso di interesse. Occorre un adeguamento culturale e comportamentale vero e proprio, perché i tempi sono maturi: occorre aprire completamente le porte alla partecipazione vera e consapevole dei cittadini, occorre facilitare l’avanzamento di quei cittadini che hanno le caratteristiche prima menzionate (voglia e tempo per l’impegno politico, capacità e competenza, correttezza nello svolgimento del proprio ruolo politico, anteposizione del Bene Comune, attenzione per la salvaguardia costante dei principi di etica politica e di trasparente gestione ed amministrazione della cosa pubblica, autonomia e libertà personale da condizionamenti, interesse a formare e far crescere una squadra di lavoro) e favorire il “prepensionamento” di chi agisce in maniera diversa (giovane o anziano che sia, anagraficamente). Una classe dirigente selezionata su questi criteri non potrà fare miracoli, ma ci darà maggiori garanzie.
Non c‘è nulla di complicato in questo, non è utopico. Sono criteri di selezione che ogni partito ha il dovere di adottare, se dice di essere progressista, riformatore, avanzato, democratico. Sono criteri che in ogni partito dovrebbero essere il punto di riferimento di ogni riunione, di ogni iniziativa interna o pubblica, di ogni partecipante. Sono criteri che, allorquando non osservati da qualcuno, in ogni partito, dovrebbero vedere la reazione di tutti, perché se si transige su questi principi, allora vuol dire che ci si orienta in altro modo, non vuol dire abbassare solo la testa in attesa che passi la tempesta o essere semplicemente un po’ opportunisti.
Il politico non si può comportare come magari ciascuno di noi si comporta nella propria casa. Il politico, dal semplice attivista al massimo dirigente, ha una responsabilità ed un ruolo che gli conferiscono un potere e gli richiedono disponibilità al sacrificio, quando utile alla collettività.
Alla cittadinanza, agli italiani, non frega niente delle ambizioni personali dei politici di turno o delle lotte intestine per occupare questa o quell’altra poltrona. E se c‘è qualche cittadino portato a compartecipare a queste manovre, per appartenenza familiare, di clan o per necessità, è compito della stessa classe politica limitare queste tendenze e lavorare per risolverle alla base.
Perché i tempi sono maturi, ma le resistenze sono e saranno sempre molte? Non è solo la crisi economica, l’esigenza di fare quadrato di fronte alle spinte delle organizzazioni criminali, l’urgenza di riorganizzare lo Stato, le nuove sfide etiche, il rispetto che bisogna avere per le generazioni che si affacciano alla vita sociale e pubblica (e che non devono mai essere blandite e strumentalizzate per essere manovrate in cambio di qualche briciola in contropartita), il rispetto ed il riconoscimento che bisogna avere anche per i propri avversari politici quando fanno scelte valide o condivisibili (che etica politica si ha se ci si oppone per “partito preso”? Come deve fare allora il cittadino a capire le ragioni, se si dice sempre no? Tutto il buono da una parte ed il cattivo dall’altra? Il cittadino finirà per perdere fiducia ed orientamento e gli rimarrà solo la convenienza come parametro per le successive elezioni).
I tempi sono maturi anche perché la rivoluzione in atto della comunicazione e trasmissione di informazioni è inarrestabile e chi non ne prende atto non fa che farci perdere tempo prezioso. La Comunicazione non è, come crede o dice di credere qualcuno, un imbellettamento ad uso degli imbecilli. La Comunicazione è la valorizzazione di un contenuto valido. E’ la trasmissione trasparente, e non deformata, in tempi rapidi, di ciò che è avvenuto; è far sapere, tramite internet e gli altri media, costantemente, a tutti, l’esito della tale riunione politica, l’esito di una votazione in un consiglio comunale (con l’elenco nominativo di chi ha votato contro e chi a favore di ogni provvedimento, descritto per intero.
Già internet consente, con poca spesa, di ottenere una totale trasparenza e trasmissione della attività dei pubblici amministratori, a condizione di volerla fare; e occorre pretenderla). La stessa cosa deve valere per i politici: ogni loro atto deve essere pubblico e trasparente.
Ogni decisione e scelta deve essere conosciuta dai cittadini. Questa trasparenza sono in molti a non volerla, perché trasparenza significa non avere più spazi per le manovre illecite personali o di gruppi organizzati e di conseguenza ha ricadute sulla selezione dei dirigenti politici ed amministrativi.
Dunque: partecipazione per tutti; formazione (il compito dei giovani non è pretendere spazio e potere ma impegnarsi per meritarlo; il compito dei dirigenti anziani è favorire la preparazione e l’avanzamento dei giovani sulla base di criteri condivisi da tutti gli attivisti); comunicazione ed informazione corretta, completa e tempestiva; trasparenza totale degli atti politici ed amministrativi; opposizione serrata nei confronti di ogni comportamento che vada in direzione contraria.
A tutto questo si arriverà, ne sono certo. Il problema è che ci si può attivare subito per andare in questa direzione oppure tra qualche anno e tra mille resistenze ed altri danni, fatti da chi è in politica non per servire, ma per essere servito.

Vincenzo Leso

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  1. lorenzino · 30 December 2008, 09:37 · #

    Spero (!) che i laurentini di buon senso siano in lenea ed approvino quanto scritto “con equilibrio” dal Sig. Leso.
    La maggioranza appartiene alla categoria delle persone alla… Leso. Piccole particelle di “persone impazzite” possono contestare quanto scritto (RICORDATE IL MANIFESTO Iannucci/Meoli?).Il comportamento fuori dalle righe si può sintetizzare con la chiusura dell’articolo: “CHI E’IN POLITICA NON PER SERVIRE, MA PER ESSERE SERVITO”.
    Buone feste………… lorenzino

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